Andrea Parodi

concertista

ANDREA PARODI – voce e chitarra
PAOLO ERCOLI – dobro, mandolino, pedal steel
RAFFAELE KOHLER – tromba

Sembra che per Andrea Parodi quella dei viaggi sia una vera e propria ossessione; nel 1999 il primo volo oltreoceano, in Canada, dove registra Le piscine di Fecchio, album d’esordio autoprodotto sotto la guida di Bocephus King. Nel 2007 torna in Canada ed esce, per etichetta Lifegate, Soldati, suo secondo album che si avvale della partecipazione di Claudio Lolli, Luigi De Gregori, The Gang e The Be Good Tanyas. E proprio lungo la strada Andrea trascorre le sue giornate, impegnato ormai da diversi anni in un never ending tour in giro per l’Italia e per il mondo. Protagonisti dei moltissimi eventi live, infatti, sono senza dubbio gli Stati Uniti dove il giovane cantautore ha proposto con umiltà e coraggio la sua musica, ottenendo l’invito ad esibirsi all’interno di Festival molto prestigiosi; ha partecipato per sei anni al SXSW di Austin (Texas), è stato il primo e unico italiano in cartellone al Woody Guthrie Folk Festival (Okemah, Oklahoma) e per due volte ha diviso il palco con Bruce Springsteen al Light of Day (Asbury Park, New Jersey). Ha inoltre avuto l’opportunità di esibirsi nel Massachussets in alcuni locali cult della beat generation come il Dream Away Lodge, da dove è partita la Rolling Thunder Review di Bob Dylan e dove è stato girato il film Renaldo e Clara con lo stesso Dylan, e la leggendaria chiesa di Alice’s Restaurant. Andrea Parodi è stato inoltre ideatore e conduttore radiofonico e direttore artistico di Festival musicali di successo, in particolare del tributo italiano a Townes Van Zandt, giunto ormai alla quindicesima edizione. Nel gennaio 2010 esce su etichetta Universal il primo disco della Barnetti Bros Band, dal titolo Chupadero che conquista la copertina della rivista specializzata Buscadero e le prime 50 posizioni della classifica FIMI. La Barnetti Bros Band è formata da Andrea Parodi, Max Larocca, Massimo Bubola e il bluesman newyorkese Jono Manson e il disco è stato registrato a 2700 mt in un piccolo villaggio indiano sopra Santa Fe in New Mexico. Nel 2011 Andrea Parodi è impegnato in un intenso tour di oltre 200 concerti in un anno, di cui una ventina nel Nord America accompagnato dal violinista Fulvio Renzi. Il 28 aprile del 2012 Andrea diventa papà del piccolo Woody e ridimensiona radicalmente la sua vita on the road. Il 14 giugno del 2018 arriva anche Geordie. Da qualche anno è direttore artistico di un’etichetta musicale (Appaloosa Records), continua a organizzare eventi e festival musicali e a scrivere canzoni.
Collabora col giornalista di Sky Fabio Tavelli in uno spettacolo di storytelling tra musica e sport che lo porta a scrivere nuove canzoni dedicate a Muhammad Alì, Ayrton Senna, Garrincha e alle olimpiadi del Messico del 68.
Insieme a Bocephus King traduce in inglese canzoni di Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori, Ivan Graziani, Luigi Tenco, Francesco Guccini e Giacomo Leopardi. L’Infinito di Leopardi, oltre ad essere tradotto, viene musicato e diventa una performance per la RAI nella cattedrale di Recanati. Nelle Marche nasce un altro progetto che porta alla realizzazione di un disco ispirato, concepito e realizzato nelle grotte sotterranee della cittadina di Osimo. L’album realizzato dalla cult band di Nashville Orphan Brigade dal titolo The Heart of The Cave viene acclamato dalla critica e racchiude 13 canzoni su Osimo, le sue grotte, la sua magia e oltre 2000 anni di storia. Sono proprio questo genere di progetti che maggiormente esaltano Andrea Parodi negli ultimi anni e tra le più importanti produzioni discografiche del 2018 ci sono un doppio disco tributo a Townes Van Zandt di 32 canzoni e Yayla – Musiche Ospitali, un progetto sull’immigrazione al quale partecipano 130 musicisti e ospiti del calibro di Neri Marcorè, Antonella Ruggiero, Edoardo Bennato, Erri de Luca, Donatella Finocchiaro, Valerio Mastandrea, The Gang, Jono Manson, Bocephus King, Saba Anglana, Takadum Orchestra, Thom Chacon con Violante Placido e tantissimi altri.
Il 6 maggio del 2021 esce su Appaloosa Records il nuovo disco Zabala le cui registrazioni sono cominciate in Texas nel 2013 con la partecipazione di musicisti del calibro di Joel Guzman (Joe Ely, Paul Simon), David Immerglück (Counting Crows), David Grissom (James McMurtry, John Mellencamp), Larry Campbell (Bob Dylan, Levon Helm), David Bromberg, Scarlet Rivera (Bob Dylan), Tommy Mandel, Radoslav Lorkovic etc.

ANDREA PARODI ZABALA

«Andrea Parodi è un attentatore di sogni. Chi non ha mai sognato di fare canzoni e, caso mai, registrare un disco con David Bromberg, David Grissom, Joe Ely, Ryan Bingham, James McMurtry, Larry Campbell? E magari concedersi una Scarlet Rivera che interviene al violino? A testimonianza di come la musica migliori le nostre vite, accorci le distanze, crei empatie e avvicini anime affini, Andrea è andato oltre. Lui, che scrive e canta in italiano con i suoi De Andrè e De Gregori, sempiterni nel cuore. E ora la musica è bella, le parole sono giuste e vecchi sogni si confondono con i nuovi».
Carlo Feltrinelli

A ogni suo disco, Andrea Parodi ha legato un viaggio: per il suo esordio nel 2002 con Le Piscine di Fecchio, album autoprodotto con sotto la guida di Bocephus King, vola a Vancouver, Canada, dove ritornerà nel 2007 per registrare Soldati con Claudio Lolli, Luigi De Gregori, The Gang e The Be Good Tanyas. Due anni dopo è finalmente l’America a chiamarlo e a Santa Fè nasce il suo terzo album Chupadero, con la Barnetti Bros Band, Massimo Bubola, Max Larocca e Jono Manson. La storica rivista Buscadero lo eleggerà disco italiano dell’anno.
Nel frattempo Andrea non si è perso, non si è fermato. Ha partecipato per sei anni al SXSW di Austin, è stato il primo e unico italiano in cartellone al Woody Guthrie Folk Festival a Okemah, in Oklahoma e – per due volte – ha diviso il palco dell’Asbury Park con Bruce Springsteen al Light of Day in New Jersey. Insomma, ha suonato, ha viaggiato, ha incrociato quei maestri con cui aveva imparato a sognare e a comporre, di cui aveva comprato i primi dischi da ragazzo. Musicisti strepitosi, nomi luccicanti nel panorama della migliore americana, luccicanti come i tramonti infiniti del Texas.
Alle chitarre ci sono David Immerglück dei Counting Crows, David Bromberg, Larry Campbell, per anni al servizio di Bob Dylan e David Grissom, che forgia il suono di questo disco come aveva fatto in passato con Joe Ely e John Mellencamp. Un sound fatto di chitarre e di una solida sezione ritmica guidata da Brennan Temple alla batteria. La produzione è affidata a Joel Guzman, uno dei più grandi fisarmonicisti al mondo, capace di trasportare l’ascoltatore in Messico con poche note. Al violino ci sono Carrie Rodriguez, Tim Lorsch, Steve Wyckham dei Waterboys e Scarlet Rivera, la regina di Spade di Hurricane di Bob Dylan. Un cast stellare di musicisti per un disco che profuma di Texas e Messico, di folk e rock, nella migliore tradizione americana. Pedal steel, mandolino, pianoforte, organo hammond, un bellissimo abito rock per il disco in italiano di Andrea Parodi Zabala. C’è solo una canzone in inglese (Where the Wild Horses Run) cantata da Joe Ely, James McMurtry, Greg Brown, Sarah Lee Guthrie e dal Premio Oscar Ryan Bingham.
Musicisti straordinari con cui Andrea ha intessuto un’amicizia e intrecciato chilometri e nel frattempo si è sposato con Elena nel ranch di Joe Ely, sotto una quercia indiana secolare avvolta da lucine colorate. È stato JT, il figlio di Townes Van Zandt, a celebrare l’unione. Zabala contiene e racconta tutto questo.
Le dodici canzoni che lo compongono erano rimaste chiuse in un cassetto, ma da lì palpitavano fino a farsi sentire forte, proprio mentre tutto il mondo taceva. Così Andrea le ha fatte riaffiorare, assieme ai ricordi.
Dove finisce l’Italia e dove inizia l’America? Difficile poter distinguere il confine in questo disco che pure affonda le radici nelle due le culture e di entrambe ne riporta distintamente, pur nelle mille sfumature, suoni, colori, sapori. Già, i sapori. Andrea ama cucinare per i suoi amici ed è riuscito a mettere alla stessa tavola ospiti che nessun cantautore italiano era mai riuscito a mettere a raccolta assieme. D’altronde, ha potuto esercitarsi per ben quindici anni come direttore artistico del Townes Van Zandt Festival di Figino Serenza che lui stesso, assieme a JT, ha inaugurato nel 2004.

Tutti i musicisti straordinari incontrati lungo il cammino sono confluiti qui. Così, il simposio tra due universi, l’Italia e l’America, diventa un Pranzo di Babette, con posti, storie e strumenti che si combinano malgrado le distanze geografiche.

Andrea Parodi Zabala è un viaggio lungo 7 anni che inizia proprio dalla copertina, una fotografia scattata da uno dei musicisti del disco, Radoslav Lorkovic, che ritrae la Highway 6, a est di Tonopah, Nevada. Un vero e proprio invito On The Road e, come il romanzo di Kerouac, è una storia d’amore con la strada e con la libertà.

Ogni brano è un piccolo film dalla marca stilistica ben definita che mira alla messa in scena dell’enormemente grande all’interno di un racconto intimo e appartato, disteso ora in un campo lungo, ora riposto in un primo piano.
Elementi cinematografici e narrativi che scorrono su una scrittura cantautoriale che in Italia non sentivamo dai tempi di De André e De Gregori, che ricamano la nostra fantasia, portandoci a viaggiare: lungo il Rio Grande con Gabriela y Chava Moreno, in Brasile con la ballata più surreale del disco, capace di concentrare in pochi minuti una storia che potrebbe essere raccontata in un’intera pellicola. Anche Elijah quando parla è un film, certamente diverso, con una seducente Torino che non è solo uno sfondo, ma un vero e proprio personaggio, con emozioni, sentimenti e personalità.

Un viaggio che parte dalle stagioni di Buon Anno Fratello per fermarsi a metà del viaggio nel desertico Far West di Billy The Kid in Where the Wild Horses Run, ritrovandosi a volare col liberatorio refrain “dove corrono i cavalli”, trasportati dritti dritti su un set di John Ford.

Recuperiamo l’onirico e la fiaba, mai veramente abbandonati, in Maya dei Girasoli. Ecco di cosa parla Carlo Feltrinelli quando definisce Andrea un attentatore di sogni.